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Medio Oriente, Mercati e Metodo

Cosa sta succedendo davvero (e come affrontarlo)

Quando si parla di guerre e tensioni geopolitiche come quelle che stiamo vivendo oggi, parlare di mercati finanziari può sembrare quasi fuori luogo. Eppure è proprio in questi momenti che serve più chiarezza. Non per prevedere il futuro, ma per leggere correttamente ciò che sta accadendo.

Dopo un anno esatto mi ritrovo a scrivere un articolo molto simile a quello del 4 aprile scorso. Molti dei nuovi clienti, però, non lo hanno letto e, alla luce di ciò che sta accadendo oggi sullo scenario internazionale e sui mercati finanziari azionari e obbligazionari, credo sia utile tornare su alcuni concetti fondamentali.

Partiamo da un punto chiave: non è una crisi finanziaria

I mercati stanno vivendo una fase di maggiore volatilità. Questo è evidente. Ma è importante distinguere tra:
👉 crisi sistemica
👉 fase di incertezza

Oggi, almeno per adesso, siamo nel secondo caso. I movimenti che vediamo sono legati a fattori molto concreti:
• tensioni geopolitiche e rischio energetico
• possibile rialzo del prezzo del petrolio
• inflazione che potrebbe stabilizzarsi più in alto
• politiche monetarie più restrittive del previsto

👉 Tutto questo riduce la chiarezza dello scenario. E quando la chiarezza cala, la volatilità aumenta.

Cosa stanno facendo davvero i mercati

Se andiamo oltre le emozioni e guardiamo i dati, emerge un quadro diverso da quello che spesso leggiamo nei titoli. I mercati stanno facendo quello che è semplicemente nella loro normale natura: oscillare, muoversi. Nella maggior parte del tempo al rialzo, ma in maniera ciclica hanno sempre dovuto attraversare anche fasi più complesse. Questa si chiama volatilità ed è la norma. Anzi è ciò che nel tempo remunera i nostri investimenti.

È proprio adesso però che i portafogli e i progetti che abbiamo costruito acquistano valore. I progetti che abbiamo fatto sono robusti negli strumenti, nei pesi e contrappesi e nei giusti orizzonti temporali che ci siamo dati. E questi progetti funzionano come delle imbarcazioni robuste: sono fatti per attraversare le onde che prima o poi sicuramente avremmo trovato.

Questa volta ti sembra diverso? Diamo uno sguardo al passato

Ho iniziato a muovere i primi passi in questa professione nel 2014-2015, con mio padre che lo faceva già da circa 30 anni. I suoi insegnamenti principali, in linea con quelli appresi dai grandi premi Nobel dell’economia, sono:

“L’unica certezza che ci ha insegnato la storia per proteggere i risparmi è la diversificazione.”

“I migliori alleati che abbiamo sono tempo, pazienza, disciplina nei comportamenti e promuovere una corretta educazione finanziaria.”

“Il nostro lavoro è fare una solida strategia inziale e poi stare accanto al cliente in tutto il percorso, con etica, trasparenza e professionalità”.

Ed è proprio per questo che, in situazioni come quella attuale, non serve improvvisare. Serve tornare ai fondamentali: ripercorrere ciò che abbiamo già vissuto, come lo abbiamo gestito e come lo abbiamo superato. Perché nella storia, così come negli ultimi 11 anni, francamente, abbiamo attraversato fasi anche ben peggiori di questa.

Il mio “curriculum” dopo 11 anni di mercati

Se dovessi riassumere 11 anni di consulenza finanziaria in un curriculum, probabilmente non parlerei di numeri. Parlerei di questo:

  • 2015: Crollo borsa cinese
  • 2016: Brexit
  • 2017: Insediamento di Trump
  • 2018: Guerra commerciale USA-Cina
  • 2019: Proteste a Hong Kong
  • 2020: Covid e lockdown globali
  • 2021: Blocco del canale di Suez
  • 2022: Guerra in Ucraina
  • 2022: Bancarotta di FTX
  • 2023: Crisi bancaria USA e immobiliare cinese
  • 2023: Picco dell’inflazione globale
  • 2024: Crisi del Mar Rosso, collasso dello yen carry trade
  • 2025: Dazi e tensioni commerciali
  • 2026: Guerra in Iran

Se li guardi uno dopo l’altro, sembrano la cronaca di un mondo sempre sull’orlo del collasso. E ogni volta la sensazione è stata sempre la stessa:

“Questa volta è diverso”
“Questa volta è troppo”

E invece...

La verità, per quanto possa sembrare controintuitiva, è un’altra. Tutti questi eventi hanno generato più o meno forti scompensi emotivi nel breve periodo, ma hanno lasciato molte meno conseguenze nel lungo termine di quanto sembrasse in quei momenti.

Il sistema si è adattato. L’economia si è riorganizzata. I mercati hanno assorbito, corretto… e poi ripreso il loro cammino.

I numeri, alla fine, raccontano una storia semplice

In questo stesso periodo:

  • l’azionario globale ha reso mediamente bene
  • le obbligazioni nel medio termine coprono almeno l’inflazione
  • l’oro può essere una componente utile come bene rifugio
  • le materie prime servono per gli shock energetici e geopolitici

Nessuno di questi asset sale sempre in linea retta. Ognuno o più di uno possono attraversare fasi difficili, ma è il portafoglio che li comprende tutti, come l’imbarcazione robusta di prima, che nel tempo ha una direzione chiara. Verso l’alto.

Charlie Munger lo diceva in modo perfetto:

“La vera ricchezza non si crea nell’acquistare o nel vendere, ma si genera nel saper aspettare.”

Il problema? Aspettare è difficile

Aspettare è noioso. E l’essere umano non ama la noia. Preferisce fare. Muoversi. Intervenire. Per avere l’illusione di controllare qualcosa che, in realtà, non può controllare.

E allora bisogna fare in modo che le scelte e i movimenti da fare, quando necessari, siano almeno capaci di produrre risultati migliorativi.

Nel prossimo articolo scriverò alcuni comportamenti virtuosi che generano, nel tempo, aumenti di performance e non rischiano di essere controproducenti.

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