Rapporto INPS 2024: dobbiamo preoccuparci?
A metà luglio, il Presidente dell’INPS Gabriele Fava ha presentato alla Camera il rapporto annuale dell’Istituto, che continua a rispondere alle esigenze di milioni di italiani.
È tuttavia evidente la profonda trasformazione demografica e sociale che stiamo vivendo, che ha portato il CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS) a lanciare l’allarme sulla necessità di una manutenzione del sistema di welfare.
Le pensioni in erogazione
Nel 2024, l’INPS ha liquidato oltre 1,57 milioni di nuove pensioni, in aumento del 4,5% rispetto all’anno precedente.
Si tratta di un incremento significativo, che conferma la tendenza al pensionamento di una generazione numerosa: quella dei nati tra il 1946 e il 1964.
A fine 2024, il numero totale dei pensionati INPS, ovvero le persone fisiche che percepiscono almeno una prestazione, ammonta a 12,9 milioni.
Il dato non coincide con il numero delle pensioni vigenti (che ammontano a 16 milioni) perché oltre 3 milioni di soggetti ricevono più di una prestazione, riflettendo una pluralità di percorsi lavorativi, regimi pensionistici e montanti accumulati.
L’importo medio mensile lordo delle pensioni è pari a 1.861 euro, in sensibile crescita rispetto al 2023 (+4,4%), riconducibile principalmente all’effetto dell’adeguamento delle pensioni all’inflazione, che ha avuto un impatto visibile soprattutto sugli importi medio-bassi, contribuendo a tutelare il potere d’acquisto dei pensionati.
Si tratta di un meccanismo di grande rilevanza sociale, che però comporta un progressivo incremento della spesa pensionistica, che negli ultimi cinque anni è aumentata di circa il 22%, e di quasi il 30% nell’ultimo decennio.
Inoltre, si conferma un dato già noto, ma sempre rilevante: le donne rappresentano la maggioranza dei pensionati INPS (51%) ma percepiscono in media trattamenti più bassi, circa 550 € in meno rispetto a quanto percepito dagli uomini.
È l’effetto di carriere lavorative meno continuative e spesso retribuite in misura inferiore; un tema che tocca in pieno la questione della parità di genere nel mondo del lavoro e nel sistema previdenziale.
La sostenibilità del sistema pensionistico
Per quanto riguarda la sostenibilità finanziaria, il quadro tracciato dall’INPS è rassicurante ma vigile, ed è proprio il CIV (Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell’INPS) a lanciare l’allarme, richiamando la necessità di affrontare con urgenza le trasformazioni demografiche, tecnologiche e lavorative in atto.
Una manutenzione del sistema del welfare si rende necessaria per assicurare giustizia tra le generazioni e un equilibrio tra le fonti di finanziamento e le pensioni erogate.
Entro il 2040 infatti, secondo l’ISTAT, l’Italia perderà circa 5 milioni di persone in età lavorativa. Questo rischia di ridurre il bacino contributivo su cui si fonda il sistema pensionistico italiano: un patto tra generazioni in cui i contributi versati dai lavoratori attivi finanziano direttamente le pensioni dei pensionati.
Per arginare questa prospettiva, l’INPS auspica l’avvio di una strategia che sostenga e incentivi il lavoro femminile e giovanile. Più di 25 milioni di persone rientrano in queste due categorie, quindi si tratta un capitale umano oggi parzialmente sottoutilizzato. Investire su questi segmenti significa non solo promuovere equità sociale, ma anche rafforzare la base contributiva, assicurando così la sostenibilità futura del sistema.
Previdenza pubblica e complementare
I dati del 2024 ci offrono un prezioso spunto per riflettere sul rapporto tra previdenza pubblica e complementare. Oltre 12 milioni di cittadini dipendono, in tutto o in parte, dalla pensione INPS, ma le tendenze demografiche e il progressivo allungamento della vita attiva rendono sempre più urgente un rafforzamento della previdenza integrativa, soprattutto per i giovani e per chi ha carriere discontinue.
Alcuni segnali, come il rallentamento delle pensioni anticipate, il ruolo crescente dell’adeguamento all’inflazione, l’aumento dell’età pensionabile, sono tutti segnali di un sistema pubblico che continua a funzionare, ma che richiede un affiancamento strutturato da parte dei fondi pensione: la pensione futura, per molti lavoratori, sarà il risultato della somma tra primo e secondo pilastro, e non di uno dei due in esclusiva.
Per affrontare queste sfide, è necessario continuare a investire in educazione previdenziale e integrazione tra pensione pubblica e previdenza complementare.
Solo così la previdenza italiana potrà rimanere non solo sostenibile, ma anche equa e adeguata per tutte le generazioni.
