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Paura delle perdite? È colpa del nostro cervello

I mercati stanno vivendo un periodo positivo, e proprio per questo ho pensato di fare un punto su cosa succederà a livello emotivo quando ci saranno in futuro delle fasi negative (perché inevitabilmente ci saranno).
Perché le perdite ci spaventano così tanto?

È tutta colpa del nostro cervello

Di fronte alla prospettiva di una perdita economica, reagiamo in maniera viscerale.
La buona notizia è che è normale: il nostro cervello è geneticamente programmato per rispondere in maniera negativa e istintiva alla notizia di una perdita finanziaria; ha infatti l’obiettivo di farci sopravvivere, è naturalmente predisposto per essere preoccupato di fronte alle perdite.

Di fronte alla prospettiva di una perdita finanziaria si attivano le stesse aree del cervello che quando eravamo primitivi ci facevano scappare di fronte a un pericolo.
Il sistema limbico è la parte del cervello che ci serve per sopravvivere ed è predisposto per rispondere in 13 millisecondi agli stimoli; lo stimolo di pericolo è lo stimolo che attiva di più questa area cerebrale.
Se fossimo esseri puramente razionali, quest’area si attiverebbe allo stesso modo di fronte alle vincite e alle perdite, ma in realtà la perdita è percepita come più pericolosa e l’attivazione è quindi più rapida. Questo spiega perché, citando l’economista Daniel Kahneman, è più grande la sofferenza di quando subiamo una perdita che la gioia di quando vinciamo la stessa identica somma.

Alcuni studi hanno dimostrato inoltre che essere espulsi da un gruppo provoca l’attivazione delle stesse aree cerebrali che si attivano quando proviamo un dolore fisico molto forte. La perdita economica è equiparabile all’esclusione da un gruppo e all’impossibilità di svolgere alcune attività: anche in questo caso l’attivazione cerebrale è simile a quella del dolore.

Perché è così difficile superare le perdite?

Il nostro cervello funziona così ed è assolutamente normale, ma allora perché è così difficile superare il dolore di una perdita, anche economica?
Il motivo è che si innesca un meccanismo ricorsivo: di fronte a una perdita entriamo in uno stato di allerta, di stress. Lo stress è una reazione naturale e positiva, perché ci prepara a combattere o a scappare, ma proprio perché lo stress serve a sopravvivere, ci fa vedere le minacce più grandi di quanto effettivamente non siano.
È una sorta di effetto valanga, un loop di ansia che si autoalimenta.

Come possiamo fare?

In situazioni di stress è fondamentale avere accanto qualcuno che ci aiuti a uscire da questo stato di allerta. Il consulente ha in questo senso un ruolo fondamentale, perché ci permette di metabolizzare il vero significato della perdita e di ridimensionare il potere della minaccia, creando così una relazione di fiducia.

Il segreto è affrontare la perdita in maniera razionale, sapendo che siamo delle macchine emotive che pensano. Il problema è quando che il nostro sistema limbico entra in azione, poi è molto difficile tornare indietro.
Per questo serve una figura professionale e preparata che ci faccia capire che la situazione è meno pericolosa di quanto possa sembrare.

Se vuoi approfondire l’argomento, in questo articolo trovi alcuni consigli su come gestire le perdite!

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