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Legge di Bilancio 2026: come cambia la pensione? – Parte 1

La bozza della Legge di Bilancio 2026 segna una svolta importante per l’attuale Governo Meloni. Dopo anni di misure temporanee di flessibilità, come Quota 103 e Opzione Donna, l’esecutivo sceglie una linea di rigore: stop alle uscite anticipate generalizzate, ritorno all’adeguamento automatico dell’età pensionabile alla speranza di vita e proroga di Ape Sociale.

Cosa prevede la manovra

Il primo schema della Legge di Bilancio 2026, diffuso nei giorni scorsi, fornisce le prime indicazioni in materia pensionistica introducendo tre articoli dedicati a:

  • riattivazione adeguamento automatico dei requisiti per il pensionamento;
  • rinnovo di Ape Sociale;
  • introduzione di specifici limiti di investimento per le forme di previdenza complementare (i fondi pensione).

Si tratta ancora di un testo provvisorio, che dovrà essere discusso e approvato dal Parlamento, ma rappresenta già un segnale importante sulle intenzioni del Governo in materia pensionistica.

In questo articolo parleremo della riattivazione dell’adeguamento automatico dei requisiti per il pensionamento, mentre il prossimo articolo sarà dedicato ad Ape Sociale e agli investimenti dei fondi pensione.

Adeguamento automatico dei requisiti

Questo meccanismo, che lega l’incremento dell’aspettativa di vita della popolazione ai requisiti d’accesso per il pensionamento, rappresenta un pilastro di equilibrio del sistema pensionistico.

Con la nuova manovra di bilancio, il governo intende riattivare gradualmente l’aumento di tre mesi dell’aspettativa di vita (che era stato congelato negli ultimi anni), certificato dall’Istat all’inizio dell’anno.

Le misure di adeguamento automatico dei requisiti anagrafici e contributivi inciderebbero su tre principali vie di accesso alla pensione:

Pensione di vecchiaia

È la forma di pensionamento legata al raggiungimento di una determinata età anagrafica, attualmente fissata a 67 anni. Con l’adeguamento alla speranza di vita, il requisito aumenterà di tre mesi, portando gradualmente l’età di uscita a 67 anni e 3 mesi.

Pensione anticipata

Si tratta di un canale di uscita basato esclusivamente sugli anni di contribuzione maturati, indipendentemente dall’età anagrafica. Con l’applicazione dell’adeguamento automatico, nel 2028 sarà necessario accumulare tre mesi aggiuntivi di contributi per poter accedere al pensionamento.

Pensione anticipata contributiva

Riservata ai cosiddetti “contributivi puri”, ossia a coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1996. Questa modalità di uscita non dipende solo dall’età, ma richiede anche il raggiungimento di determinati livelli di contribuzione e un importo minimo della pensione maturata. Se resterà confermato l’adeguamento alla speranza di vita, l’età di accesso salirà da 64 anni a 64 anni e 3 mesi a partire dal 1° gennaio 2028.

La bozza prevede tuttavia di mantenere invariati i requisiti per alcune categorie di lavoratori, in considerazione della natura usurante o gravosa delle loro mansioni. In particolare, l’esclusione dall’aumento riguarderebbe:

  • chi svolge lavori usuranti, con almeno 30 anni di contribuzione;
  • chi è impiegato in mansioni gravose, anch’essi con almeno 30 anni di anzianità contributiva;
  • i beneficiari dell’Ape Sociale, destinata a soggetti in condizioni di particolare fragilità lavorativa o personale;
  • lavoratori precoci, in particolare quelli che hanno iniziato a lavorare in giovane età e hanno svolto o stanno svolgendo attività usuranti o gravose.

Non perderti il prossimo articolo per scoprire le altre novità della Legge di Bilancio!

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