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Finanza personale e famiglia: il caso delle coppie di fatto

La finanza personale nelle famiglie di oggi

Sono lontani i tempi in cui le coppie seguivano sempre lo stesso percorso: ogni marito dava periodicamente alla moglie casalinga i soldi per la gestione delle spese della casa e la finanza personale era una questione che riguardava essenzialmente gli uomini, perché con pochi fronzoli giuridici si definiva tutto all’interno della famiglia patriarcale, almeno sul piano economico.

La semplicità con cui le coppie affrontavano i loro rapporti economici e la gestione del patrimonio non sono da rimpiangere: oggi la società familiare e le strutture sociali sono assai più complesse, di vario tipo e natura giuridica, certo, ma possiamo aspirare a una maggiore tutela delle varie fasce di popolazione.

Tante vite, tante famiglie

Nella nostra epoca ci sono le famiglie mononucleari (le persone single), ci sono single con figli (famiglie monogenitoriali), ci sono coppie non sposate (conviventi iscritti al registro o non) senza figli o con figli, ci sono coppie omosessuali (unioni civili), oppure, sempre più presenti, famiglie allagate o ricostituite.

Le coppie di fatto

Con la legge Cirinnà del 2016 è stato fatto un grande passo in avanti nella tutela delle coppie di fatto, questo è fuor di dubbio. Tuttavia restano delle disparità di trattamento rispetto alle coppie che scelgono il matrimonio o l’unione civile, per cui anche la gestione dei risparmi va affrontata con la giusta attenzione.

Coppie di fatto: quali sono i diritti negati?

I conviventi, anche dopo la formalizzazione del legame presso l’anagrafe, non hanno il dovere di fedeltà verso il partner (come accade anche nelle unioni civili) quindi il convivente tradito non può chiedere addebiti e risarcimenti di alcun tipo dopo l’eventuale separazione.

Ma le lacune più evidenti riguardano i rapporti ereditari: infatti il convivente non è considerato un erede legittimo del partner e non gode di diritti ereditari.

Di conseguenza il convivente superstite non ha il pieno diritto di abitare nelle casa di proprietà del defunto. La legge concede solo un periodo in cui può continuare a vivere nell’immobile, precisamente:

  • non meno di due anni e non più di cinque anni se non ci sono figli;
  • non meno di tre anni in presenza di figli minori o disabili.

Il superstite può sperare in una specifica disposizione testamentaria, ma anche in questo caso ha diritto solo alla quota disponibile, ovvero quella piccola parte del patrimonio non destinata ai famigliari, che rimangono per legge gli unici eredi beneficiari.

A questo va aggiunto che il superstite non ha diritto alla pensione di reversibilità in caso di morte del partner, diversamente da quanto stabilito dall’Inps per le unioni civili.

Il contratto di convivenza

Le coppie di fatto possono scegliere di disciplinare alcuni aspetti della loro vita in comune attraverso la stipulazione di un contratto di convivenza, che deve essere redatto in forma scritta, con atto pubblico o scrittura privata autenticata dal notaio o dall’avvocato e consente di concordare diversi aspetti della vita di coppia, per esempio il luogo di residenza, il regime patrimoniale (comunione o separazione dei beni) e l’ammontare della contribuzione di ognuno.

Nel prossimo post approfondiremo gli aspetti finanziari legati a questo tipo di assetto familiare, ma se hai già delle domande per me su come gestire i risparmi all’interno di una coppia di fatto, contattami gratuitamente e senza impegno: prenderemo insieme un caffè finanziario, dal vivo o a distanza, e risponderò ai tuoi dubbi in merito.

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